Francesco Totti entra in un ascensore di un palazzo romano, guarda il pannello, sistema la maglietta e preme il pulsante.
Poi, come se stesse parlando a un compagno di squadra, dice:
«Aò… speramo che sale.»
Passano cinque secondi.
Dieci.
Silenzio totale.
Totti guarda il display, poi il soffitto, poi di nuovo il pulsante.
Lo ripreme.
Niente.
Sospira, scuote la testa e borbotta:
«Me pare de conoscello, eh…»
Dopo un altro minuto l’ascensore è ancora fermo.
A quel punto Totti sorride, si appoggia al muro e conclude tranquillo:
«Vabbè, allora famo come sempre… restamo fedeli, nun se cambia mai… e aspettiamo.»